Giuntoli

08.04.2024 09:00 di  Claudio Nassi   vedi letture
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Giuntoli

Hanno insegnato che vince il presidente, poi la società, la squadra e l'allenatore. L'esperienza ha confermato, per cui viene da sorridere quando sento che il capro espiatorio dei mancati successi è il tecnico, come quando si attribuiscono meriti che non spettano. Parlo di Allegri, del ritorno alla Juventus, del quarto posto, del settimo, dopo la penalizzazione di dieci punti, e dell'attuale flessione. Detto che non condivido, nel modo più assoluto, un contratto che parla di sette milioni netti e bonus, cosa su cui è d'accordo, non ricordo che, a livello Juventus, qualcuno sia rimasto senza presidente e società. So bene che John Elkann, azionista di maggioranza, non partecipa, come dovrebbe, alla vita dell'organizzazione. Né credo si vinca con Landucci, Doveri e Magnanelli, nuovo arrivato.

Così, quando si parla di Giuntoli e si dice che nel 2024/25 inizierà la nuova era, viene più di un dubbio. Perché gli Agnelli sono un ricordo, come Boniperti, o Giraudo e Moggi, messi da Carraro a guidare il calcio. Poi si è andati sulla scia, grazie alla modestia degli avversari. Un giorno ci si doveva svegliare. E' arrivato, come nel '94. Se Giuntoli è stato preso per lo scudetto del Napoli, hanno sbagliato. Prima perché De Laurentiis ne ha sempre limitato l'operatività. Gli uomini del Presidente erano il capo scout Micheli e Mantovani. Non andava tutte le settimane. Non c'era bisogno, anche con ADL a Los Angeles per tre/quattro mesi.

Grazie a Spalletti aveva recuperato credibilità. Il Presidente, che voleva mandarlo via, lo riprese. Ha ceduto i sette calciatori con lo stipendio più alto, non per scelta tecnica. L'unico rimasto Zielinski. Non voleva lasciare la città. Mai intervenuto a livello gestione squadra. Bravo nel dare l'assenso alle scelte degli scout, dopo averle viste, con Pompilio, in cassetta. A Torino la prima opzione era Berta, D.S. dell'Atletico Madrid. Dopo il rifiuto, Calvo, a colloquio con Galliani, scelse Giuntoli. Il preliminare fu firmato a Milano, nell'ufficio di Riso, uomo dell'A.D. del Monza. Porterà, con Pompilio e Stefanelli, quello che manca alla Vecchia Signora? E' l'uomo del salto di qualità? Inciderà sul piano politico, ammesso sia bravo su quello operativo? Glielo auguriamo. 

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