La gita ad Atene

10.06.2024 09:00 di  Claudio Nassi   vedi letture
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La gita ad Atene

Se la finale di Conference League porta 10.000 tifosi ad Atene, 30.000 al Franchi, 2.000 al Viola Park e non so quanti davanti alla tv, ho la conferma che la Fiorentina è un grande club, uno dei primi in Europa. Qualcuno storceva la bocca nel sentir dire che doveva lottare per il vertice, a livello nazionale e internazionale, ma questa è la riprova. Quando sento parlare di fatturati, stadi da 80.000 e così via, rispondo che la Viola è arrivata 27 volte tra le prime quattro, 7 terza, 5 seconda e vinto 2 scudetti. E' stata la prima finalista in Coppa Campioni. Ha in bacheca 6 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e altre ancora. Hanno vestito la maglia fuoriclasse, da Cervato a Julinho, Hamrin, Passarella, Batistuta, Baggio e presentato una batteria di portieri che pochi possono vantare, da Costagliola a Sarti, Albertosi e Giovanni Galli.

Con l'arrivo dei Della Valle e di Commisso c'è stata un'involuzione. Inspiegabile, perché i fratelli erano per Forbes, pur separati, tra i mille più ricchi al mondo e il secondo tra i cinquecento. Se i Cecchi Gori volevano vincere, come Pontello, perché accontentarsi di partecipare? Quando il Conte chiese di aiutarlo, perché era un vincente nella vita ma non nel calcio, risposi che ci saremmo riusciti. Al momento del mercato, pur dovendo rifare la squadra, aggiunse: "Faccia cosa le pare, l'importante è finire in attivo". Credo di aver chiuso con 276 milioni più e una squadra in Europa, arrivata quarta, un settore giovanile alle finali nazionali e un titolo allievi, grazie a Egisto Pandolfini, rientrato alla base.

Si possono fare formazioni competitive senza svenarsi. Ma se si continua ad acquistare calciatori di quantità e si sostituisce Italiano con Palladino, magari non soffermandosi sul fatto che con Galliani non ha lamentato un alito di vento contrario, dobbiamo riflettere. L'obiettivo dovrebbe essere quello di non far ripetere a Commisso la frase detta prima di lasciare l'Italia: "Ho speso tanti soldi e non ho vinto neppure una coppetta", dimenticando che la Fiorentina, sicura di vincere, era andata ad Atene in gita. Ha fatto tutto il possibile per tornare vittoriosa? Non è partita con le famiglie al seguito per affrontare un avversario che aveva battuto il favorito Aston Villa, allenato da Emery, reduce da aver vinto col Siviglia 4 Europa League, giocava in casa, anche se sul campo dell'AEK, e contava sul connazionale Theodore Theodoridis, segretario dell'UEFA? Chissà avesse ricordato che per vincere bisogna aver paura di perdere!  

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