Allegri

20.05.2024 09:00 di  Claudio Nassi   vedi letture
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Allegri

Allegri non aveva mai ricevuto tanti consensi come dopo i gesti, da non approvare, allo Stadio Olimpico in direzione dell'arbitro e l'esonero da parte della Juventus. D'accordo, la critica non è stata benevola e, eccezioni escluse, ha stigmatizzato il comportamento. Eppure doveva domandarsi perché. Ho sentito cose inaudite da parte di tv private e non all'indirizzo del tecnico, che faceva giocare la Juventus in modo vergognoso e così via. Si poteva fare di più senza presidente, società, un dirigente che avesse peso specifico in Federazione e capisse di calcio? Attenzione, parlo della Juventus, il club più importante del Belpaese, con il maggior numero di tifosi.

Se ripeto che il presidente è l'unica persona insostituibile, dico cosa scontata. L'allenatore non può farne le veci. Né curare le pubbliche relazioni, la politica o anticipare la concorrenza sul mercato. I compiti sono altri: allenare la squadra, gestire il gruppo, i rapporti coi media e preparare l'esame contro l'avversario di turno. In questi tre anni dubito potesse fare di più. Per non parlare dei problemi che l'hanno accompagnato, dalla penalizzazione alle plusvalenze, con i primi nemici in casa, come da sempre nel calcio. Ne parlava apertamente e gli altri, come vuole la tradizione sabauda, scavavano buche cieche.

In questo bailamme il tecnico rispetta il programma: tornare in Champions e vincere la Coppa Italia. In finale l'Atalanta è superfavorita, reduce da un'ottima gara con la Roma e i bianconeri da un pari strappato al 96' alla retrocessa Salernitana. Se aggiungo che Luca Percassi è consigliere di Lega e che all'organizzazione, come vuole un amico, non dispiaceva arrivasse ad alzare un trofeo, arbitrava Maresca, cui l'ex internazionale Cesari dà 4,5 e la "rosea" 5, perché "... non fischia un rigore, fallo di Hien su Vlahovic, e non ammonisce Pasalic".

Per ultimo c'è il nuovo D.G. Giuntoli. L'ex Presidente del Carpi Bonacini, intervistato da Nicola Binda, lo definisce un fuoriclasse. Sette anni insieme e quattro categorie scalate, dalla D alla A. Da Napoli dicono che in otto anni De Laurentiis non gli ha fatto toccare boccia. All'arrivo Spalletti ne evitò il licenziamento e i meriti degli acquisti andavano al capo scout Micheli e al vice Mantovani. Nell'interesse della Juventus speriamo sia un fuoriclasse.   

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