Gli algoritmi

13.06.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
Gli algoritmi

Ho appreso che negli ultimi anni è cambiata la professione del D.S., aiutato, almeno in parte, dalle nuove tecnologie. La cosa mi ha ricordato quelli che vogliono il calcio cambiato. Se, come ripeto, le misure del campo sono le stesse, così quelle delle porte e il pallone è sempre rotondo, mi sembra strano. Come, se i dati dicono che 18 squadre su 20, Atalanta e Verona escluse, hanno lamentato oltre un miliardo di perdite, fanno pensare a un cambiamento in peggio dei direttori. Lo dico più che convinto, perché oltre ai numeri, prima del successo della Roma in Conference League, non il massimo, non si vinceva in Europa dal 2010 e non abbiamo partecipato al Mondiale di Russia e non andremo in Qatar. D'accordo, c'è un Europeo di mezzo e non è poco, ma alle volte capita se hai generali fortunati, come li sceglieva Napoleone.

Quando sento che gli allenatori viaggiano con staff di dodici persone o le società hanno più scout, per dare al tecnico massimo supporto, domando se è vero. Spiego meglio: quante volte vedete un uomo saltare davanti a chi batte il corner con l'interno o l'esterno piede? C'è sempre uno sul primo palo? Si marcano a uomo su palla inattiva quelli che hanno il gol nel dna? Ci si dispone davanti agli attaccanti quando il portiere rinvia con i piedi? Si è capito come attaccare chi batte la punizione diretta? E allora tutta quella gente che ci sta a fare, se non compagnia al tecnico, dal momento che sono, di solito, amici o ex compagni di squadra? Ma se si fanno corsi di un anno con lezioni tenute da docenti che sanno il giusto, dove vogliamo andare? Il calcio è una trasmissione di esperienze e si impara da quelli disposti a trasmetterle. Lo dico dall''81/'82, dopo un master a Coverciano, organizzato da Allodi, per il quale continuo a darmi martellate sui piedi.

Ecco perché sorrido se sento parlare di algoritmi o baggianate simili. Quando Paolo Bergamo invitò Roberto Clagluna a spiegare il calcio agli arbitri, scelse un maestro di calcio. Un tempo si distingueva tra quelli che capivano di calcio e gli altri. Galliani era un abile politico, così Sbardella e Cataldo, Moggi un gran lavoratore, come Anconetani, ma il calcio era qualcosa di diverso. Se penso a Cappelli, Ellena, Cozzolino, Sandro Vitali, Riccardo Sogliano, Lucchi e anche ad altri, che militavano nelle serie inferiori, non c'è confronto. Caso strano, allora si vinceva, avevamo settori giovanili degni di questo nome, portieri, difensori e centrocampisti si costruivano in casa e, quando ci presentavamo, eravamo rispettati e temuti. Guardate oggi!    

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