"Mou e gli altri"

17.10.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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"Mou e gli altri"

Sarri ha giocato sei volte le coppe europee. Cinque con squadre italiane. Ha toccato gli ottavi con Napoli e Juventus, due sedicesimi ancora col Napoli e oggi con la Lazio e vinto l'Europa League col Chelsea. Affronta lo Sturm Graz nel Gruppo F, il più equilibrato, con una peggior differenza reti, ma tutti a 4 punti. Ecco alla prima di ritorno gli austriaci all'Olimpico. Dice di schierare la vera Lazio. Niente turnover, termine che nemmeno piace. Poi tiene Milinkovic, il migliore, in panca. Quando nel secondo tempo entra, cambia la partita. Finisce 2-2, dopo aver regalato per 45' uno dei pochi in grado di fare la differenza. Non viene da pensare che siamo di fronte a un altro che crede di vincere le partite?

Nel frattempo esce un libro su Mourinho. Nessuno, del presente o del passato, si può paragonare al portoghese. Un mostro sul piano della comunicazione. Negli anni '60 arrivò Helenio Herrera all'Inter. Un'iradiddio. Un fenomeno per il tempo, ma paragonato allo Special one un allievo. Ha 59 anni. E' stato un difensore modesto. Ha allenato club importanti: Benfica, Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid, Manchester United, Tottenham e Roma e in 22 anni collezionato 28 trofei. E' stato secondo di Robson allo Sporting Lisbona e al Porto e dell'inglese e Van Gaal al Barcellona. L'olandese si dimostra una guida. Diceva Uli Hoeness, la mente del Bayern Monaco: "E' un bravo allenatore, ma crede di essere il Padreterno. Quando il mondo non esisteva ancora, lui c'era già". Si scopre così da chi ha preso schemi difensivi, situazioni tattiche, movimenti e accorgimenti. Van Gaal lo aiuta a organizzare la galassia di nozioni sparse che Josè porta dentro. Se Bobby Robson lo invitava a preparare il lavoro, l'olandese si presentava al campo con due ore d'anticipo e in mano gli appunti dell'allenamento. A 33 anni si trova col 25enne Guardiola in campo, cui predice un grande avvenire da allenatore.

Nel libro, scritto da Fabio Licari, si ricorda che il duello con Benitez inizia nel 2004, l'anno in cui passa al Chelsea e Rafa dal Valencia al Liverpool. Nasce una rivalità aspra, ma non c'è storia. Sul piano della comunicazione lo annienta. Da un lato un uomo brillante che buca il video e conquista tifosi e tifose. Dall'altro un vincente che non cura l'immagine, perde capelli e con chili superflui. Detto di chi non gode i suoi favori, spende belle parole nei confronti di Gasperini, che affronta per la prima volta nell'ottobre 2008, all'inizio dell'avventura con l'Inter. A Genova finisce 0-0 e alla fine si complimenta. Non era riuscito a metterlo in difficoltà. Ogni volta che cambiava tattica, l'altro adattava la squadra alla sua mossa. Chapeau

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