Valcareggi e Boniperti

25.07.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
Valcareggi e Boniperti

Mi sono trovato sabato 16 alla presentazione del libro "Un capitano, c'è solo un capitano" di Michele Grilli da Jesi. Location perfetta la Nursery Vannucci. Stefano Baccelli, come al solito, si era superato nell'organizzazione. Presente con Bolchi e signora, pronto a contestare perché, pur essendo capitano dell'Inter a 21 anni, Bruno era stato dimenticato. Ma Grilli partiva dal 1980. Serata piacevole, con una professoressa a leggere i passi più interessanti e le spiegazioni degli intervistati.

Da un lato la cosa incuriosiva, dall'altro lasciava perplessi. Consideravo la scelta dell'uomo-guida importante e mi accorgevo che non lo era. Ancora una volta avrei dovuto rivedere convincimenti radicati. Ho sempre ascoltato chi ne sapeva di più. Ad esempio Ferruccio Valcareggi, solito ripetere che quelli che hanno giocato a centrocampo sono i migliori allenatori, abituati a operare nella zona dove si decide la gara. L'avevo capito stando in campo, ma Ferruccio era la conferma. Non condividevo che capitano fosse il più anziano, quello di più lunga militanza e tanto meno il portiere, da sempre lontano dal gioco. Pensavo a uno di personalità, abituato a stare a centrocampo, in grado di guidare i compagni. Non andavo oltre.

Poi ho imparato perché, da chi ne sapeva di più. Boniperti aveva fatta sua una frase dello sport pro americano: "Non conta vincere, conta solo vincere" e anche da calciatore non trascurava un particolare. Un giorno raccontò Bologna - Juventus, diretta da Jonni di Macerata. In largo vantaggio, la squadra stava per essere raggiunta e il recupero dava ancora possibilità. Il capitano bianconero si trovava sulla diagonale dell'arbitro e continuava a ripetere che era finita, finché Jonni si tolse il fischietto e gli disse se voleva arbitrare. Da quel momento capii che il capitano doveva essere un centrocampista, perché in grado di trovarsi sulla diagonale dell'arbitro e di condizionarlo, ripetendo ad ogni piè sospinto che la punizione non c'era o viceversa, così il calcio d'angolo, il rigore o l'ammonizione, senza mai allargare le braccia. Un martellamento continuo, fatto da un calciatore carismatico, avrebbe giovato alla causa. D'accordo, non era giusto, ma nel calcio ognuno cerca vantaggi e, stavolta, in modo lecito. Era la spiegazione che cercavo: il capitano non poteva essere che un centrocampista. 

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