Andreazzoli

20.11.2023 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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Andreazzoli

Empoli, cittadina di 45.000 abitanti, partecipa alla Serie A e cerca di battere un record: rimanere per il terzo anno consecutivo. Ha un Presidente dei più longevi, Fabrizio Corsi. Inizia nel '91/'92. Ha un fiore all'occhiello: il centro sportivo di Monteboro e il settore giovanile. Viaggia con i conti in ordine ed è una delle due società a non essere capoluogo di provincia. L'altra è il Sassuolo con le sue 39.000 anime, ma con qualche differenza: ha alle spalle la multinazionale Mapei e, in passato, un proprietario, Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria. Per i toscani ogni salvezza equivale allo scudetto.

Stavolta una falsa partenza porta, dopo cinque partite, all'esonero di Zanetti, l'allenatore dell'ultima salvezza, e al ritorno di Andreazzoli. La squadra fa miracoli. Vince 2-0 a Firenze e 1-0 a Napoli e risale la corrente. Va tutto bene? Non per un attento osservatore, perché la Gazzetta dello Sport dedica una pagina al tecnico e la prima firma del calcio, Luigi Garlando, addirittura la lettera di apertura su SportWeek, settimanale del sabato. Nel calcio le leggi non scritte sono più importanti di quelle scritte e, quando si vanno a occupare spazi che non ti appartengono, devi temere. Correva il '79. Ero alla Sampdoria. Il martedì mattina sfogliavo il Corriere della Sera, quando, nella pagina dello sport, leggo un titolo: "Melani: e ora puntiamo all'Europa". La Pistoiese aveva vinto 2-1 a Firenze. Pensai che il successo avesse mandato il Presidente fuori dimensione. Quello spazio non spettava a una provinciale, tanto meno parlare di Europa. Non vinse più e retrocesse.

L'Empoli ha una tradizione e una militanza tra A e B ben diversa, ma rimane una piccola realtà, la cui presenza non sarà mai gradita, ma solo accettata, se saprà stare al proprio posto. Insegnare calcio, o come comportarsi, non deve neppure sfiorare la mente, sarebbe la scorciatoia per la B. Conosco il Presidente. I risultati parlano da soli. Fra i suoi compiti ci sarà anche quello di controllare il giovane Aurelio, nonostante i settant'anni. Sta facendo bene. E' bravo. Lo pensi. Nessuno glielo vieta. Provi piacere nel sentire riconoscerlo dagli addetti ai lavori, ma eviti la cassa di risonanza dei media e, dal momento che parlare con la stampa rientra tra i suoi compiti, ricordi sempre che Ferruccio Valcareggi, come Boniperti, riusciva a rispondere al fuoco di fila senza dire nulla. 

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