Aspettavo Gudmundsson

02.02.2024 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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Aspettavo Gudmundsson

Ho poche idee, ma confuse. Tra queste insisto nel dire che fare l'allenatore è il mestiere più difficile del mondo e nessuno ha le doti che occorrerebbero, altrimenti potrebbe fare il Presidente USA. Li conosco, li ho analizzati, passati al microscopio, ascoltato i vecchi saggi e li so sopravvalutati e superpagati. Seppoi li ascolti parlare, apprezzi l'abilità. D'altro canto spesso si devono salvare e di un famoso tecnico si diceva che, dalla metà del secondo tempo, preparava quello che doveva dire alla stampa. Eppure sarebbe facile ricordare Beckenbauer: "Non vince il più forte, chi vince è il più forte".

Vedo alla tv Fiorentina - Inter. I nerazzurri lamentano le assenze degli squalificati Calhanoglu e Barella e Inzaghi regala Dimarco, da mettere in campo anche col braccio al collo. Una massima insegna che per vincere bisogna aver paura di perdere. Eppoi gli ospiti prediligono difesa e contropiede, hanno il miglior attacco, 50 gol, e la miglior difesa, 10 subiti. Assisto a quello che non avrei voluto vedere. Se sulle palle inattive si segna quasi il 40% delle reti, vanno preparate in modo maniacale. Quando Asllani batte gli angoli, si deve saltare davanti per impedire la precisione. Uno sul palo faciliterà il compito al portiere. Invece, dopo aver subito contropiedi a gogò, arriva il gol su corner di Asllani e testa di Lautaro. Nzola, a sentire il mister, doveva stare sul palo, ma non c'era, e Parisi marcare l'argentino e non permettergli di essere il primo dello schieramento.

Inoltre, non pensiamo di fare gol con cross dalla trequarti. Vero Bonaventura? Nel pugilato quando non si vince per ko si cerca la vittoria ai punti, lavorando l'avversario ai fianchi. Detto che anche Inzaghi dà una mano con l'uscita di Thuram al 60' e Lautaro al 78', non si riesce a pareggiare. D'accordo, il rigore sbagliato da Gonzalez poteva cambiare la gara, ma succede. Se cosa difficile è mantenere la concentrazione per 95', non si possono commettere troppi errori contro i più forti. Detto questo, guardo il curriculum di Italiano. Ha fatto bene a Trapani, a Spezia e non male a Firenze, per cui viene da pensare a Napoleone, che non voleva generali bravi, ma fortunati. Dimenticavo la ciliegina sulla torta: corre l'89', esce dalla panchina il difensore Milenkovic per fare il centravanti. Una chicca!

Nel frattempo aspetto Gudmundsson, per il famoso principio che chi più spende meno spende. Invece arriva Belotti, da una Roma obbligata a vincere.  

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