Basta Sacchi!

30.10.2023 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
Basta Sacchi!

Ma non se ne rende conto del danno che fa al calcio Arrigo Sacchi con ciò che scrive? Non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello che l'Italia quadristellata non è andata due volte ai Mondiali? D'accordo, può pensarla come gli pare, ma i sacchiani, purtroppo, fanno danni incalcolabili. Che cosa vuol dire quando scrive: "La Lazio e il Milan non hanno giocato un calcio europeo. Il Feyenoord è stata una squadra moderna, la Lazio no. E il Milan, lungo, era spesso sorpreso dal contropiede del PSG. O l'Inter pratica un calcio che non è completo, non è da standard europeo, mentre il Napoli non fa spettacolo, non diverte la gente. Il calcio, non mi stancherò di dirlo, è uno sport offensivo e di squadra, mentre lo concepiamo come difensivo e individuale".

"Perché lo fanno scrivere?" si domandano due grandi personaggi, quando leggono gli articoli e telefonano puntualmente all'amico giornalista della "rosea". Perché questo signore, lasciato il Milan, non ha mai vinto? Perché nella partita più brutta di sempre, Milan - Medellin 1-0, finale Intercontinentale, si contarono mille fuorigioco e cinquecento in un Real - Milan 1-0? Non era uno sport offensivo? Eppure col calcio, a suo dire, propositivo abbiamo subito l'affronto più incredibile: a casa nel 2018 e nel 2022. Anche Passarella e Dunga ci hanno tacciato di stupidità per aver cambiato spartito. Difesa e contropiede era la tattica che tutti temevano. Avevamo i difensori più forti e poi, come ricordavano i sudamericani, il gol arrivava, facendo piangere gli avversari.

Erano i tempi dei migliori portieri, difensori e centrocampisti. I settori giovanili, guidati da maestri, portavano ogni anno più di una speranza nella rosa delle prime squadre. A forza di raccontare novelle siamo caduti tanto in basso da temere un'ulteriore assenza al Mondiale 2026. Grazie a chi? D'accordo, la pochezza dei nostri dirigenti non va sottovalutata, anche se la causa principale, oltre a chi parla di calcio europeo, va trovata nella scuola di Coverciano, osannata senza motivo, perché la rivoluzione culturale deve partire dai corsi per manager, allenatori e istruttori, l'unico modo per tornare ad occupare il posto che ci compete e che troppi hanno dimenticato.

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