Burgnich

28.05.2021 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
Burgnich

Guardavo la 17° tappa del Giro d'Italia e facevo cyclette. Seguivo Moscon in fuga con Martin, Pedrero e Bouchard, quando mio figlio mi ha detto che era morto Burgnich. Non volevo crederci. Dovevo andare a trovarlo per far autenticare la maglia, trovata finalmente, non so come, da Paolo Chiavacci. Stavo per telefonare ad Alberto Cerruti, come sempre, quando sono in difficoltà, perché provvedesse, dopo che Scanziani e Bordon non c'erano riusciti. Ne ho 10, mancava l'ultima. Due volte ho telefonato a Tarcisio. Non ne aveva. Ci tenevo in modo particolare. Con Vierchowod era il marcatore più forte. Non riuscivo a trovare un difetto, perché con gli anni, soprattutto a Napoli, aveva sorpreso sul piano tecnico. Ulteriore prova di professionalità e di impegno.

Non so che scrivere. Sono confuso, ma sento la necessità di ricordare. Lo stimavo come pochi. Sapevo tutto. Arrivato alla Juventus dopo 8 partite nell'Udinese, era stato ceduto al Palermo l'anno dopo. Un campionato super coi rosanero e subito all'Inter, dove rimane fino a 35 anni e vince tutto. Chiude a Napoli con 85 partite in 3 campionati, da libero. Alla fine conta 495 gettoni in A e 6 gol. Nel '78 inizia il percorso di allenatore, che si concluderà nel 2001 a Pescara.

Se il difensore è stato un super e il tecnico conta una lunga carriera in B, l'uomo va al di là di tutto. Non so definirlo: un signore, un gentiluomo, un taciturno di estrema correttezza. Avrei desiderato conoscerlo meglio. Parlava poco, ma non era mai banale. Ricordo quando mi raccontò di Helenio Herrera, che, prima di scendere in campo, si avvicinava e si raccomandava di dare subito un segnale, perché gli altri capissero. Suona strano che l'abbia detto. Ci vedevamo tutti gli anni che Boniperti veniva in Versilia, a Viareggio, da "Bombetta" a cena. Fabio, gran tifoso bianconero, offriva un menu da gran gourmet ed era sempre vicino al tavolo, nonostante lo reclamassero i clienti. Tarcisio ascoltava, al contrario di Fascetti.

Impenetrabile, era benvoluto da tutti. Avendo conosciuto l'aria dello spogliatoio, sono tenuto a pensare che fosse stato d'esempio, fin da giovane. Col passare degli anni certamente un leader silenzioso. Ricordo, infine, quando, con Giorgio Mazzanti, si organizzò, con la Fondazione Banca di Pistoia e Vignole, una serie di conferenze con Agroppi, Bolchi, Burgnich, Fascetti e Simoni per gli allenatori dilettanti. Grazie al Comitato Regionale arrivarono fin da Arezzo e Genova. Tarcisio parlò del passato e di ciò che doveva fare e sapere il difensore. Una lectio magistralis. Nessuno poteva spiegare meglio.

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