Collina dixit

15.11.2021 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Collina dixit

Fin da quando giocavo, osservavo ciò che non andava nel calcio. Allora per chi scendeva al Sud non c'era la certezza di essere pagati. Capitò un anno, poi pretesi cambiali a garanzia. Non esisteva ancora l'AIC a tutela dei calciatori. Si verificò a breve. La C era semiprofessionistica. Le cose andavano bene e quelli che si facevano apprezzare, conclusa la carriera, trovavano sistemazione. Finito di giocare e ultimati gli studi, l'esperienza a Tuttosport mi ha aiutato a crescere. Più tardi ho ringraziato la redazione e Giglio Panza.

Chiuso con il calcio, ho desiderato restituire qualcosa di quanto ricevuto e sono tornato a usare la lente d'ingrandimento. Quando iniziai a scrivere a Stadio, nella rubrica del venerdì, mi dedicarono due pagine dal titolo: "Con questa formula si gioca in undici". Contestavo la nascita dello stopper. Si era costruito un difensore forte fisicamente e ottimo di testa per annullare il centravanti. Avevano dimenticato di fargli i piedi. Ecco spiegato il titolo. Dall''89 di gennaio ho cercato di trasferire le esperienze in un annuario tecnico-statistico, Tuttocalcio, confezionato con amici, dove un attento osservatore poteva preparare anche le partite. In 1.300 pagine c'era un'infinità di dati, che, incrociati, miglioravano, senza dubbio, la conoscenza degli avversari. Né dimenticavo gli arbitri, la cui carriera veniva vivisezionata. Continuavo a battere un tasto: troppo ampio il potere discrezionale. Sembrava impossibile che in uno sport di tale importanza non si sapesse quando una gara finiva. Nel campionato '97/'98 Fiorentina - Milan durava 63' effettivi e Juventus - Parma 49'. A fine torneo 108' separavano la Fiorentina (2.031') dalla Juventus (1.923'), per cui, se la partita durava di media 58'10'', i viola avevano disputato quasi due gare in più dei bianconeri. Rasentava l'incredibile.

Ebbene, tutti sanno che l'optimum sarebbe giocare 30' effettivi per tempo, ma non siamo riusciti ad andare oltre il cartello luminoso che, al 90', indica il recupero. Se, però, avete notato, non sarà mai preciso, né, nonostante le norme, le valutazioni saranno uguali. Semplice sposare la regolarità, ma cancellare del tutto il potere discrezionale sarebbe troppo. Sono un fan di Collina, il Presidente degli arbitri FIFA. Concordo col giudizio che dà sul VAR: "Un bambino che ha imparato a camminare e non ancora a correre. L'obiettivo è quello di uniformare il suo utilizzo dappertutto". Non lo sono, invece, quando parla del rigore: "Prima la volontarietà era la conditio sine qua non, invece è solo una delle condizioni che rendono possibile il contatto tra braccio, mano e pallone. Ci sono altre situazioni dove non c'è dolo ma colpa. E anche quella va sanzionata". E' vero, come afferma, che, se si punissero solo gli atti volontari, i rigori sarebbero pochi, ma, al di là della differenza tra dolo e colpa, piuttosto sottile, preferirei tornare alla volontarietà. Certamente sbaglio, ma, forse, potrebbe essere il male minore.

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