Dan Friedkin

28.08.2023 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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Dan Friedkin

Mi hanno insegnato che i soldi nel calcio non sono tutto. Servono per aumentare le ambizioni, ma la cosa più importante è il tempo che il presidente dedica alla squadra e all'organizzazione. Immaginate la conferma, quando la Roma si è mossa per Lukaku. Eppure Romelu, dopo aver detto "no" all'Inter, era stato in trattative con la Juventus. E un tentativo l'aveva fatto il Milan, prima che dicesse "no" ai soldi degli arabi dell'Al Hilal, per non parlare del Barcellona e del PSG, che l'avrebbero voluto in prestito. Il belga continuava ad allenarsi nel centro sportivo di Cobham e tutti pensavano che la situazione si sbloccasse in extremis. Lo scenario cambia quando la Roma entra in competizione. Mourinho, alla ricerca di un attaccante da affiancare a Dybala come Lukaku, convince i Friedkin, e il padre Dan, che ha ottimi rapporti con Todd Boehly, proprietario dei Blues, sta per ottenere quanto vietato ad altri: prestito di 5 milioni, con ingaggio da 7,5 milioni da definire.

Ebbene, non determinano i rapporti? Quando presi Baggio dal Vicenza, nonostante fosse stato promesso tre anni prima da Salvi e Rizzato, alla telefonata fu risposto che era stato ceduto al Torino e che due giorni dopo si doveva chiudere la trattativa per 3 miliardi pagabili in 2 anni. Non l'avrebbero ceduto in B. Ero al Perugia. Quando dissi di non preoccuparsi, Rizzato rispose che conoscevo il Presidente Maraschin. Solo lui poteva decidere. Telefonai al Conte Pontello. Saputo che Maraschin lavorava nel tondino di ferro e che erano insieme in un'autostrada del Nord, quattro giorni dopo Baggio era della Fiorentina per 2,8 miliardi pagabili in 2 anni.

Quando Mantovani acquistò Vialli, il prezzo stabilito giovedì era 2 miliardi, ma il Presidente Luzzara andò via da Cap d'Antibes il sabato con 2 miliardi e 200 milioni. L'anno dopo Lombardo passò alla Sampdoria e la Cremonese non fu più feudo della Juventus. Quando presi Berti dal Parma, Sogliano mantenne la parola e venerdì alle 22.00 si presentò a casa Pontello con Pino Vitale a firmare la comproprietà. Neppure il Presidente Ceresini lo sapeva, se, il giorno dopo, avrebbe dovuto incontrare Mantovani per Berti. C'erano, infine, un Presidente e un D.S. di una società del Sud che, non appena uscivano i calendari, telefonavano al Presidente e al D.S. del club che avrebbero dovuto incontrare all'ultima giornata per dire: "Non facciamo scherzi, la vittoria andrà a chi servirà". Se i rapporti erano ottimi, poteva succedere anche questo!    

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