Davide e Golia

15.04.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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Davide e Golia

Chissà se è vero che basta attendere per vedere le cose tornare a posto? Sono da sempre convinto che negli USA, dove hanno inventato lo sport pro, non sbaglino quando dicono che "non conta vincere, ma solo vincere". Ogni riferimento ai profeti del calcio propositivo non è casuale. Dovrebbe essere scontato se, dopo quattro partite perse, un tecnico viene esonerato. So che Pirandello dice: "Non c'è più pazzo al mondo di chi crede di avere ragione", ma ho il conforto di Oriana Fallaci quando afferma: "Non è vero che la verità sta sempre nel mezzo, a volte sta da una parte sola".

Ho visto l'andata di Champions Manchester City - Atletico Madrid e Simeone ha giocato una partita da mostrare al corso allenatori, esasperando il concetto di difesa e contropiede, con due linee da cinque che chiudevano ogni spazio nella propria metà campo. Oblak non ha fatto un intervento degno di questo nome e solo un'invenzione di Foden per De Bruyne ha deciso la gara. Il messaggio è chiaro: si può affrontare un avversario più forte, ma non si è perso in partenza, perché succede di evitare la sconfitta giocando difesa e contropiede o sopra ritmo per 95'.

La riprova si è avuta nel ritorno di Bayern Monaco - Villarreal. Una differenza di valori notevole tra una delle corazzate del calcio e la squadra di una cittadina di 50mila abitanti, settima nella Liga. All'andata gli uomini di Emery avevano vinto 1-0, ma al ritorno dovevano superare un ostacolo alto. D'accordo, la vittoria sulla Juventus non era un biglietto da visita di poco conto e c'era un tecnico che veniva da aver vinto 4 Europa League e da non sottovalutare, ma il gap era tale da pensare a una vittima sacrificale. Unai Emery ha difeso in dieci, senza dimenticare di ripartire e, all'88', è stato premiato dal gol di Chukwueze, che pareggiava Lewandowski, e, grazie all'1-0 del Madrigal, raggiungeva le semifinali. Si ripeteva il 2006 quando, con Pellegrini in panca, gli spagnoli superarono l'Inter, prima di perdere contro l'Arsenal la finale col Barcellona.

Superfluo sottolineare ancora una volta che l'importante è capire, perché essere presenti nell'élite europea, e quindi mondiale, è frutto del lavoro di chi ha costruito un club solido e organizzato come pochi e dimostra a chi parla di fatturati che il calcio è un gioco stupido per persone intelligenti. Infine immagino per un attimo che cosa ha pensato il vecchio Heynckes, che vinceva tutto col Bayern, del giovane fenomeno Nagelsmann. 

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