Facile sparare all'arbitro

20.03.2022 11:36 di Claudio Nassi   vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Facile sparare all'arbitro

A una trasmissione tv dove si parla di mercato ho sentito sparare a zero sugli arbitri, reduci da una prestazione non fortunata, con Guida e Massa sulla graticola per aver valutato male, tra campo e VAR, in Torino - Inter, l'intervento di Ranocchia su Belotti. Finora avevano diretto 10 gare a testa ed erano stati altrettante volte al VAR, con prestazioni valutate positive dalla critica: 6,05 al primo e 6,1 al secondo. Come al solito, si era andati a rivedere la stagione e Guida non aveva commesso errori particolarmente gravi, mentre Massa si era trovato coinvolto in almeno tre episodi discussi, in Roma - Napoli, Roma - Juve e Milan - Napoli. Rocchi li farà meditare per 3/4 partite prima di riproporli. Nel frattempo Massa dirige alla grande Lille - Chelsea di Champions. Si dirà che le designazioni erano state fatte, ma se Rosetti non avesse avuto fiducia l'avrebbe sostituito.

Quando sento attaccare gli arbitri prendo cappello, perché dirigere una gara non è facile e la fortuna gioca un ruolo determinante. Se capitano situazioni controverse, sei sotto il tiro della critica e nessuno ricorda la frase dei vecchi saggi: "Se Inzaghi sbaglia gol davanti alla porta, può sbagliare anche l'arbitro. Non è un essere umano?". L'AIA non ha bisogno di difese d'ufficio. La storia parla da sola. Jonni, Campanati, Ferrari Aggradi, D'Agostini, Righetti, Lo Bello, Sbardella, Agnolin, Riccardo Lattanzi, Michelotti, Casarin, Bergamo, fino ad arrivare a Collina, Presidente degli arbitri FIFA, e Rosetti, designatore UEFA, sono la conferma. E dimentico altri più che validi. Per cui, quando sento sparare sull'unica categoria che conosce il regolamento, dico: "Fatelo, ma contate prima fino a dieci".

Così, quando di tanto in tanto i media parlano di far dirigere partite agli stranieri, sembra impossibile dimenticare che gli italiani sono i migliori, grazie ai maestri che altri non hanno avuto, ad eccezione degli spagnoli con Ortiz de Mendìbil e Gardeazabal. Quindi, nel valutare la squadra di Trentalange e il nuovo corso, si deve dire che qualche errore in meno avrebbe aiutato e di usare meglio il VAR, ma i dubbi che c'erano all'inizio sono stati fugati da Rocchi, ottimo nel designare e lanciare i giovani, dal Presidente, definito di altra categoria, e da una squadra coesa, abile nel ricucire nel più breve tempo possibile i rapporti con la FIGC, all'inizio sfilacciati. Ci sono ancora cose da rivedere e migliorare, ma non dimentichiamo la gavetta che hanno alle spalle per arrivare in A e B, non meno di 15 anni, dopo aver subito violenze in campi di periferia, spinti dalla passione che li fa andare a dirigere per rimborsi di 0,21 centesimi al chilometro.     

© 2022 Stazione di sosta