Garcia

13.10.2023 09:00 di  Claudio Nassi   vedi letture
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Garcia

Ho convincimenti tanto radicati che faccio fatica a ricredermi. Non sono farina del mio sacco, ma insegnamenti dei più bravi. Nato nel calcio, allevato a pane e pallone, non accetto un'Italia per due volte fuori dal Mondiale, né ai vertici delle istituzioni mediocri. D'accordo, al peggio non c'è mai fine, ma si esagera.

Dopo aver combattuto infinite battaglie e sempre perso, dal tempo effettivo alla marcatura a uomo su palla inattiva con quelli che di solito fanno gol, all'uomo sul palo nei corner, allo stare davanti a chi calcia gli angoli e agli attaccanti quando si rinvia coi piedi, oltre alla disposizione sulle punizioni dirette contro, con l'uomo che parte lateralmente per impegnare la visione periferica di chi batte, non ne ho abbastanza. Dimenticavo un annuario di 1.300 pagine, Tuttocalcio, all'incredibile prezzo di 120mila lire e un master con 18 materie per formare manager che conoscano il calcio. Ricordo di non essere sceso a compromessi quando, interpellato dall'Università Cattolica, volevano 6 materie per docenti dell'istituto.

Ebbene, se dico che fare l'allenatore è il mestiere più difficile, non dubitate, ma non si paghino certe cifre. Non le vale. Anche chi ha tante coppe in bacheca non ha fatto gol né servito assist, ma guidato e gestito calciatori che hanno fatto le sue fortune. So bene che cosa pensavano quelli che hanno lavorato gomito a gomito e Napoleone non voleva generali bravi, ma fortunati. Con questo ho massimo rispetto. So quanto sia delicato il momento dell'esonero e le difficoltà per riportare il treno sui binari, ma quando non fa più presa nello spogliatoio deve passare la mano.

Faccio tifo per le squadre impegnate nelle Coppe e la Nazionale, come per i tecnici che hanno successo all'estero, ma non dimentico quando mi illuminavo d'immenso e raccomandavo al Milan, che andava a Manchester, di marcare Keane e Scholes e alla Roma, che aveva perso 7-1 all'Old Trafford il 10 gennaio 2007, di non schierare più Pizarro, ottimo calciatore a 60 all'ora, ma a 70, come giocano in Premier, era l'anello debole. Fui ascoltato. In seguito persero 2-1. Oggi si vede il Napoli dello scudetto in difficoltà con la Fiorentina e Garcia togliere Politano prima, Osimhen poi e spostare Kvara da sinistra a destra, quasi il calcio fosse la dama. L'allenatore, infatti, non vince le partite, ma le può perdere. 

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