I cambi di Inzaghi

26.11.2021 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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I cambi di Inzaghi

Ripeto ancora una volta che non potrei fare l'allenatore. Troppo difficile il mestiere, né avrei il carattere per gestire un gruppo di prime donne. Detto questo, ritengo di saper valutare il lavoro di un tecnico, portato a vedere sempre ciò che non va. A partire dagli emolumenti, autentico non senso. Se il più bravo, dicevano i vecchi saggi, è quello che non fa danni e la miglior formazione la mettono in campo il medico sociale e il giudice sportivo, ci sarà stato un motivo. Quante volte avete visto uno sul primo palo nei calci d'angolo e uno a saltare davanti a chi calcia con l'interno piede o l'esterno? Quante volte avete visto uno attaccare lateralmente chi batte una punizione diretta, per creargli un ulteriore problema, impegnando la visione periferica? Quante volte i difensori si preoccupano di stare davanti agli attaccanti quando il portiere rinvia con i piedi? Non può sbagliare? Quante volte, su palla inattiva, vengono marcati a uomo gli avversari che hanno il gol nel dna, come si può vedere leggendo il lunedì mattina i tabellini di ogni categoria? Se quasi sempre sono gli stessi, ci sarà un motivo?

E il riscaldamento, a volte forsennato, prima della partita, in realtà non è un raffreddamento, visto il tempo che passa per l'inizio? E calciare con forza in porta a freddo non può causare contratture e stiramenti? E il turnover dove lo mettiamo? Ha una logica? Certamente al cambio di stagione, con l'arrivo del caldo. Non da settembre-ottobre. Perché il calciatore non farà mai quel che vorrebbe l'allenatore. Per prima cosa lo accetterà col magone, poi la pastasciutta e lo stravizio in più vanno dati per scontati. Al tirar delle somme, si è lasciato fuori uno che non l'ha accettato e fatto tutto e di più per non riposare.

Ho detto una serie di cose scontate, ma che, inosservate, portano a subire gol, quindi sconfitte. Sapete dire quanti sono quelli che le osservano? E' giusto pagarli a peso d'oro se, spesso, sono la causa della sconfitta? E le sostituzioni? Non pochi si sono accorti che Simone Inzaghi non ne indovina molte. Succedeva già alla Lazio. Si è ripetuto in Inter - Napoli e solo Handanovic, con un miracolo al 91' su Mario Rui, e un errore di Mertens su assist di Anguissa, al 95', non hanno portato al 3-3. Ma se vinci 3-1 al 61', perché quattro sostituzioni, due al 62', al 75' e all'83'? Tutte necessarie? Ma se negli USA, dove hanno inventato lo sport pro, un proverbio recita: "Quando le cose contano non cambiare: non la partner alla festa, né il gioco per la partita". Ci sarà un motivo? Equilibrio, buon senso e un pizzico di coraggio dovrebbero bastare. Purtroppo non è così, perché capire è diventato un optional.    

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