Il default

04.06.2021 09:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Il default

Mi è piaciuto l'articolo sulla "rosea" di Gianfranco Teotino dal titolo: "I giovani italiani in A giocano troppo poco. L'Under non vince più". Dice: "La sconfitta dell'Italia nei quarti di finale del campionato europeo era prevedibile e per certi versi inevitabile". Eppoi: "Dal 2004 una selezione giovanile non conquista un trofeo, dopo che dal '92 al 2000 l'Under 21 aveva trionfato in quattro dei cinque europei disputati". Seppoi da 11 anni non vinciamo una coppa con le squadre di club e non abbiamo partecipato al Mondiale 2018, non possiamo pensare al caso. Non siamo sempre stati fra le nazioni calcisticamente all'avanguardia e abbiamo vinto quattro campionati del mondo? D'accordo, qualcuno potrebbe obiettare che la Nazionale di Mancini è in controtendenza e vanta una striscia di successi, ma per un giudizio obiettivo l'attendiamo con avversari che hanno nome Francia, Inghilterra, Belgio, Germania e Spagna.

Teotino cerca di dare una spiegazione, dopo aver notato deficit di tasso tecnico e persino di velocità d'esecuzione. Inoltre, i nostri non hanno l'esperienza degli avversari, se la somma dei minuti disputati in stagione in Serie A dall'Under d'inizio è di 6.376 e quella dei portoghesi 8.415. In semifinale, poi, ci sono gli spagnoli con 11.251, i tedeschi 12.302 e gli olandesi 22.089. Sembrerebbe logico dire che i tecnici non hanno il coraggio di dare spazio ai giovani, se in Serie A hanno esordito 70 provenienti dal settore giovanile, rispetto agli 81 della Premier, ai 92 della Ligue1 e ai 125 della Bundesliga.

Detto tutto il bene di un'analisi statistica che fa riflettere, cerchiamo di andare oltre. Eravamo temuti da tutti per le difficoltà che incontravano gli avversari. Oggi subiamo goleade. Se l'Olanda cura come nessuno i settori giovanili, oltre ad avere società organizzate e bilanci a posto, ci sarà un motivo. Capiscono di calcio. Non dici ai loro giovani se conoscono l'uso dell'esterno piede. Da noi quanti sono gli istruttori degni di questo nome? Continuiamo a dire che abbiamo i migliori tecnici. Bisognerebbe lo fossero, ma se non ci si aggiorna continuamente non si migliora e Coverciano dovrebbe essere quello che forse è stato, ma non è più. Detto che gli istruttori fanno parte di una categoria scomparsa, che i corsi allenatori vanno rivisti e corretti e che i manager dovrebbero imparare a guidare le società senza rischiare il default, trovo spiegazione ai risultati economici e tecnici. Che cosa si fa per invertire la tendenza? Per adesso niente. Ed ora una provocazione: ma l'amico Marinelli, capocomitiva dell'Under 21, sapeva che a dirigere la gara era Letexier? Se l'organizzazione è tutto, a buon intenditor poche parole.   

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