Il Milan a(l) Picco

19.02.2021 11:20 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di www.imagephotoagency.it
Il Milan a(l) Picco

Anni or sono gli Atlanta Hawks di Mike Fratello, alla fine del girone di andata dell'NBA, erano tra i primi. Giocavano a ritmi impossibili. Per tutti un ostacolo difficile da superare. A lungo andare calarono, i tempi di recupero si allungarono e la classe venne fuori alla distanza. Imparai che esisteva una seconda possibilità per battere l'avversario più forte. Conoscevo "difesa e contropiede". Aggiunsi "giocare sopra ritmo per 90'", oggi 95'! Poi mi insegnarono che nel calcio conta cosa farai nella prossima gara, cosa riuscirai a dimostrare. Quello che hai fatto non serve a niente, se non a finire sui libri. Né avevo dimenticato un assioma di Vicente Feola, allenatore del Brasile campione del mondo nel '58: "Puoi essere il dio dei calciatori in terra, ma se un brocco volenteroso e capace di correre non ti lascia toccare palla, assisti alla partita degli altri e dio non puoi essere più neppure per i tifosi più ciechi". Se aggiungo una frase di Rick Pitino: "I campioni non si rilassano, i campioni sfidano se stessi di continuo", chiudo il cerchio.

Sono ancora a domandare come sia stato possibile, per il Milan capolista, perdere 2-0 a La Spezia, senza neppure combattere, contro una matricola. Detto tutto il bene possibile dei rossoneri, fatico a trovare risposta. Tutti sapevano di affrontare una squadra solita giocare sopra ritmo. Come si poteva uscire dal Picco coi tre punti? Facile: correndo come loro. Alla lunga il tasso tecnico superiore avrebbe prevalso. In Serie A quasi tutte le squadre hanno talento, per cui sono chimica, atteggiamento e professionalità a separare la vittoria dalla sconfitta. Allora la partita è stata preparata come una gita in Liguria.

Se Boskov diceva: "Testa di calciatore buona per portare cappello", c'era un motivo. Se cessi un attimo di martellare il gruppo, hai fatto flop. Se non sai che devi stringere i freni quando le cose vanno bene, perché portano all'appagamento, è bene fare un esame di coscienza e un bagno di umiltà. Se non sai che i rivali più pericolosi sono quelli che ti fanno dormire la notte prima, è grave. Come lo è se non ti accorgi che la trasferta può determinare il campionato, perché, se perdi il derby e a Roma, avvicini il quinto posto e puoi uscire dalla Champions. Parlo del Milan, ma li stessi concetti si possono applicare a chi legge il calcio con superficialità, mentre pretende che si vada sempre a tavoletta, ricordando, non a caso, quel che ripeteva un vecchio allenatore: "Il calcio è un gioco stupido per persone intelligenti". 

© 2021 Stazione di sosta