Il siluro all'AIA

16.12.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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Il siluro all'AIA

In questo mondo di caricomani, arrivisti e incapaci, più di una volta viene da sorridere. D'accordo, parliamo di calcio, di ciò che molti considerano divertimento e svago. Mi ritengo un fortunato. La realtà è diversa. Me lo hanno fatto capire. Non solo, ma la cosa più importante riguarda i comportamenti. Un amico romano, alla domanda se era più difficile il calcio o la politica, rispose: "In politica la coltellata arriva e sai da dove, nel calcio arriva e non sai mai da dove".

Dal momento che il calcio, nonostante gli scienziati, è semplice, non rimane che analizzare quanto lo circonda. Infatti è complesso e, se nella vita tutto è politica, il calcio non può farne a meno. A chi spetta il compito? Ai dirigenti. Vedere come si muovono è una delle cose più sconcertanti. In questi giorni si è deciso di colpire l'AIA, il fiore all'occhiello della FIGC. Sono da sempre un fan della categoria. Ho conosciuto arbitri e dirigenti. Hanno poco da imparare. Eppoi guai attaccarli. Si chiuderebbero a riccio. Mentre all'interno la guerra è senza esclusione di colpi, per una designazione, una promozione e così via. Ma forze uguali e contrarie si annullano ed esce il meglio. La stessa cosa non avviene in ambito federale, dove tutto è pianificato e indirizzato a elezioni bulgare, per conservare posto e prebende.

Ecco perché ho seri dubbi che il siluro partito all'indirizzo del Presidente Trentalange, che lo voleva dimissionario, abbia successo. Ma uno che ha diretto 149 partite internazionali, secondo solo a Collina, può essere tanto stolto da non accorgersi che il procuratore capo dell'AIA non era l'uomo giusto al posto giusto? E la FIGC neppure? La cosa strana è che la "rosea", dopo aver portato a conoscenza il fatto con due pagine il 10 u.s. e una l'11, non ha dato seguito, forse perché il difensore di Trentalange, l'Avv. Mattarella, in un comunicato stampa, ha detto che il commissariamento non era possibile.

Sarebbe interessante sapere come nasce l'evento e, soprattutto, cui prodest, perché il silenzio, dopo aver gettato il sasso nello stagno, fa pensare. Eppoi potrebbe prendere la palla al balzo il Ministro dello Sport Abodi e commissariare una FIGC che per due volte non partecipa al mondiale e con la maggior parte delle società professionistiche piene di debiti. Mai il calcio italiano si era trovato in simile situazione. D'accordo, impera il "tutto cambi perché nulla cambi", ma se abbiamo assistito a dimissioni di tecnici di Belgio, per non aver superato le eliminatorie, e di Spagna agli ottavi, oltre a Bierhoff nella Germania, non sarebbe male far pagare i responsabili per la mancata partecipazione a due mondiali. 

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