Inter o Olimpia?

13.03.2023 09:00 di  Claudio Nassi   vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Inter o Olimpia?

Rimane difficile capire lo strano cammino dell'Inter, forse la squadra più forte del campionato. Quando deve confermarsi, rompe. Nel calcio si può anche perdere, ma, se ripetutamente, bisogna chiedersi perché. Vedere in tribuna d'onore schierati Zhang, Zanetti, Antonello, Marotta, Ausilio e Baccin lascia perplessi. Troppi, un ministero e il detto latino "Tot capita, tot sententiae" dà risposta. Ognuno crede di saperne di più. Non si troverà mai la quadra, se non in apparenza. Rimarranno della loro opinione. Onana o Handanovic? Acerbi o De Vrij? Brozovic o Calhanoglu? Dimarco o Gosens? Lukaku o Dzeko? Mkhitaryan in panca? Inzaghi sì o no? Se pensate che all'udire la formazione siano d'accordo, sbagliate. Se la società ideale è formata da un numero dispari di persone inferiore a tre, con alla guida presidente, manager e allenatore, ci sarà un motivo. E' vero, non sempre è così, ma in un gioco tanto delicato, dove gli equilibri sono determinanti, creare problemi da soli non è il massimo.

Se guardo alla Milano del basket e vedo la partenza dell'Olimpia, chiedo come abbia potuto risalire la china dopo un avvio disastroso, soprattutto in Eurolega. Una serie incredibile di infortuni l'ha costretta a dimenticare le ambizioni. Poi piano piano si è ripresa, fino a inanellare sei vittorie consecutive in Europa e a sperare di rientrare nei play-off, cioè nelle prime otto. Puntualmente trovo Armani, il proprietario, Stavropoulos, il D.G., e Messina, presidente -coach. Un caso? Si sarebbe ripresa una società che alla ventunesima giornata si trovava ultima con quindici sconfitte e tanti soldi spesi?

Infine non posso dimenticare Italo Galbiati, l'ultimo dei maestri, dopo che Mino Favini ci aveva lasciato. Insegnava calcio come pochi, riusciva a educare anche i piedi più difficili. Quelli di Ibrahimovic per tutti. La sua casa avrebbe dovuto essere Coverciano, come lo fu in passato per "Cina" Bonizzoni, ex allenatore del Milan, che quando parlava di Schiaffino, per lui il calcio e non solo per lui, aveva le lacrime agli occhi. 

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