Juric e De Zerbi

27.07.2020 09:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Juric e De Zerbi

Ripeto che non sarei capace di fare l'allenatore. Neppure presa in esame la possibilità. La spiegazione? Troppo difficile? Forse. Evidentemente non mi solleticava. Eppure sono un attento osservatore, patito della cura del particolare e, se è vero che il calcio è un gioco di errori e il compito del tecnico è quello di cancellarne quanti più possibile, avrei dovuto essere avvantaggiato. Infatti, fin da quando giocavo, veniva facile vedere i compagni e gli avversari che avevano di più. Cosa che mi sono portato dietro negli anni. Mi preoccupavo se, quando il portiere rinviava con palla da fermo, i difensori non stavano davanti agli attaccanti. Se sui calci d'angolo non si andava a disturbare chi batteva o se non c'era l'uomo sul palo. Così se non si marcava a pressione quelli dal gol facile o non ci si organizzava, come aveva insegnato Trevor Francis, sulle punizioni dirette a sfavore. Vedo il Cagliari disporsi sui calci d'angolo e sono a fare i complimenti. Nessuno meglio di un portiere sa i problemi che crea una disposizione perfetta. Spero lo capiranno anche quelli che fanno blocchi ciechi. Perché ciò che insegnava Francis nell''82/'83 ad oggi non l'ho visto in pratica.

Nonostante le considerazioni che diverte fare sul calcio, ti accorgi sempre che le smentite sono dietro l'angolo. In un'analisi del Verona all'inizio del campionato, veniva da chiedersi le difficoltà che avrebbero trovato gli uomini di Juric ad andare in rete. Domandavo se nel confezionare la squadra si era valutato il potenziale gol. Puntuale la smentita. Alla 36° giornata i centri sono 44. Pessina è il cannoniere principe con 7 e Di Carmine il vice con 6. Il resto viene diviso tra una formazione che ha messo in mostra un calcio divertente, veloce, imprevedibile, vicino, come nessun altro, all'Atalanta del maestro Gasperini.

Al tempo stesso avevo seguito la carriera di De Zerbi piuttosto scettico. Non riuscivo a valutarlo, anche per un atteggiamento così sicuro da farlo apparire guascone. L'ho trovato, con piacere, più pacato, tranquillo, migliorato. Il Sassuolo rimane una stupenda realtà, un fiore all'occhiello dell'organizzazione, con tutto dalla sua: società, squadra, stadio, centro sportivo e i figli di una grande famiglia alle spalle, che purtroppo ha perso due genitori che avevano dalla loro carisma e personalità come pochi. 

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