L'UEFA e Mancini

20.09.2021 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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L'UEFA e Mancini

All'UEFA hanno messo l'Europeo 2020 sotto i raggi x e hanno stabilito che sono state le tre punte, il pressing e Jorginho a far vincere l'Italia. Perché era la squadra più evoluta, offensiva e con le migliori individualità. Oggi si vince giocando con tre attaccanti e pressando alto subito, entro cinque secondi, se perdi palla. Con un gioco manovrato, intelligente, cross a terra e niente calcioni. Grande sfruttamento delle fasce e "gestione delle emozioni" dal dischetto. Non vorrei mancare di rispetto a chi pensa in questo modo, ma viene da ridere. Mancini ha vinto, quindi ha ragione! Se vado a vedere come, sorge il dubbio che gli avversari siano stati modesti. Se di solito l'Italia ha giocato con tre registi, Bonucci, Jorginho e Verratti, l'allenatore poteva andare a prendere un caffè. Quindi, con calciatori superiori sul piano tecnico, portati a giocare e tenere la palla, non era difficile, alla fine, vincere.

Ma se gli avversari si fossero tolti la campanella dal naso e scoperto che i punti di forza erano, al tempo stesso, punti di debolezza, come sarebbe finita? I tre in questione permettono di giocare bene, ma marcati e attaccati diventano l'anello debole. Perché Bonucci è lento, Jorginho non è un incontrista, né Speedy Gonzales, e Verratti, una volta superato, ha l'abitudine di fare fallo ed essere ammonito, per poi vivere sotto la spada di Damocle dell'espulsione. Inoltre, se si gioca sopra ritmo, per i tre le difficoltà aumentano. Avrei voluto vedere l'Italia contro il Liverpool di Klopp che ha affrontato il Milan o l'Atalanta di Gasperini o, addirittura, il Leeds di Bielsa. Sono da sempre contro il regista, a meno che non si chiami Rijkaard, Redondo, Pecci o Pirlo, figurarsi se vengono schierati tre. Se vinci devi dire grazie all'avversario. Dimentica che il calcio è anche tattico.

Ed ora mi permetto di fare un passo indietro e tornare agli anni '60, all'Inter di Helenio Herrera, quella che vinceva tutto. Credo che il tecnico non abbia avuto i riconoscimenti che meritava. Passava per difensivista e contropiedista, ma, a una lettura più attenta, ci si accorgeva che invitava l'avversario a scoprirsi per attaccarlo, grazie a un fuoriclasse, Suarez, che serviva assist da 40 metri. L'ho sempre visto come un sistema offensivo che privilegiava la difesa. Anche stavolta, avessero spenta la luce, ovvero Suarez, sarebbe stata dura, come per il Real Madrid, nella finale di Coppa Campioni, vinta 3-1 a Vienna, quando H.H. fece marcare Di Stefano da Tagnin a tutto campo. Quello fu un calcio vincente, come nel '70, con altra impostazione, l'Olanda di Michels. Per il resto andiamoci piano con le innovazioni!  

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