La corsa a Sartori

18.03.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
La corsa a Sartori

Non dico quanto mi sono divertito l'8 marzo e non mi riferisco alla Festa della Donna, ma a un articolo a tutta pagina dal titolo: "Dea, l'uomo dei talenti". Non avevo il piacere di conoscere tale Congerton di cui si parlava, gallese in forza al Leicester. Dal curriculum uno dei tanti. La nota di merito quella di aver lavorato con Arnesen, che aveva portato al PSV Ronaldo, Stam e Robben. Ma se i talenti scoperti dal gallese sono Borini, Sala, Calhanoglu, Tielemans e Castagne, meraviglia la definizione della "rosea". Ho sempre guardato con simpatia all'Atalanta, fin dai tempi di Radici, dei Bortolotti, Previtali e Randazzo, anche allora un esempio di conduzione. Ho seguito l'era dei Percassi, che con l'arrivo di Sartori hanno compiuto il salto di qualità. Il fatto di anticipare tutti e prendere il D.S. che aveva inventato il Chievo con Campedelli, diceva delle ambizioni. Ho seguito il cammino della Dea e non mi sono meravigliato quando è arrivata in Champions. Era scritto: una società che curava i particolari doveva salire in alto.

Conosco Sartori, per averlo avuto calciatore, e la bella famiglia. L'ho vivisezionato. Non sempre d'accordo, dal momento che conosco il ruolo, ma se non ha fatto una minusvalenza, portato bilanci attivi, acquistato e venduto un'infinità di calciatori, che sarebbe troppo lungo elencare, senza parlare di quelli usciti dal settore giovanile, anche dopo l'addio di Favini, continuo a chiedere chi è Congerton. Giovanni non parla mai, come deve fare un D.S., ma è la forza della società. Così da sempre quelli che non parlano.

Ma se prendesse cappello, ringraziasse i Percassi e lasciasse, vorrei vedere il futuro. Gasperini è uno dei tecnici meno scarsi, ma in campo vanno i calciatori, che ha certamente migliorato ma non acquistato, a prezzi di solito stracciati. Se il D.S. e il suo staff decidessero di lasciare, quanto potrebbe durare l'Atalanta a questi livelli? Un anno, forse, sulla scia del lavoro fatto, per tornare a essere un club ben amministrato e occupare la parte destra della classifica. E' vita vissuta. Spero di sbagliare, ma che cosa conosce Congerton del nostro calcio? I calciatori, gli allenatori, i dirigenti, gli arbitri, i media, il mercato, con le difficoltà sempre sottili, e via dicendo? Non è un salto nel buio, come ha insegnato la Roma, prima con Monchi, ottimo in Spagna, e ora con Pinto, con il quale e senza il quale si rimane tale e quale? 

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