La mamma di Pioli
A San Polo di Terrile, paese a 10 km da Parma, c'è una signora, Maria Luisa, di oltre 70 anni, che spiega come sia semplice il calcio. E' la madre di Pioli, l'allenatore del momento. Lunedì un quotidiano sportivo invia un giornalista a intervistare i genitori di Stefano per raccontare il percorso del tecnico. A tutta pagina il giorno dopo titola: "Pioli dynasty. Quei tre fratelli e la mamma C.T. che dice: "Li ho cresciuti a pane e pallone"". Vado a estrapolare il passaggio che spiega tutto: "Quando Stefano venne scelto dal Parma, incontrò un maestro. Bruno Mora è stato un fenomeno - spiega la mamma -. Io seguivo gli allenamenti in Cittadella. Mora spiegava ai ragazzi come calciare il pallone, come stopparlo, come smarcarsi. Era uno spettacolo. Ecco, quando dicono che il calcio italiano deve migliorare, io saprei che cosa fare: metterei bravi allenatori nei settori giovanili, è lì che si formano i campioni". Stefano, infatti, dopo aver portato il Parma in B fu ceduto alla Juventus per un miliardo.
Correva il 1984. Sono ancora a domandare come sia possibile non capire che la cura del settore giovanile è fondamentale per una società, per un fatto economico prima ancora che tecnico. Nessuno però corre a San Polo di Terrile a pregare in ginocchio la signora Maria Luisa perché assuma la presidenza del Settore Giovanile della FIGC e, contemporaneamente, quella del Settore Tecnico. In due anni capovolgerebbe la situazione. Ricordo ancora Bruno Mora, come calciatore una delle ali più forti con Meroni, Domenghini, Causio, Sala e Conti; come allevatore, tornato nella sua Parma, aveva fatto innamorare tutti.
Ebbene, se il giorno apprezzo l'intervista della signora Maria Luisa, la sera, invitato da Gigi Boni alla trasmissione "Area di Rigore", mi sento chiedere da Russo e da Luciano Olivari un pronostico su Dinamo Kiev - Fiorentina. Domando chi arbitri. Uno risponde il polacco Marciniak. "Speriamo bene", commento. Il giorno dopo leggo le designazioni dei quarti di finale di Europa League e vedo due garanzie per chi viaggia: lo spagnolo Lahoz a Wolfsburg e Skomina a Bruges. Poi mi dicono che, a Kiev, il fallo di Khacheridi in area poteva essere sanzionato. Meno male, con una prodezza ci pensa Babacar. Ora rimane la speranza che non si creda di aver passato il turno, Juventus docet, e che Collina, memore del Bayern e di Ovrebo, designi un altro Marciniak. Stavolta al Franchi.
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