La "rosa" più forte

09.05.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
© foto di Federico De Luca
La "rosa" più forte

Ho giocato una decina di anni in Serie C a centrocampo. Ero un rompiscatole. L'allenatore doveva spiegare i suoi concetti nei particolari. Avevo al fianco ottimi difensori a L'Aquila. Ci salvammo all'ultima partita, nello spareggio di Barletta. Segnare un sogno. Lo stopper era fisicamente forte, eccellente di testa, ma con i piedi di ferro. Mi sembrava un non senso. Era sempre così. Perché giocare in 10? Quando smisi, andai a Bologna dal giornalista che stimavo di più, Aldo Bardelli. Mi furono pubblicati pezzi in chiave tecnica. Lo stopper ebbe un colpo mortale.

Quando giocavo, osservavo compagni e avversari. A Siracusa c'era una buona squadra, con il problema del gol. Colpiva spesso Testa, ragazzo squisito, di Caltagirone. Tecnicamente era poca cosa, ma, come il pallone arrivava in area, un pericolo. Al di là del fatto che, quando mi presentavo nei 16 metri, per me era seminato, Rocco dimostrava che sapersi trovare nel luogo giusto al momento giusto era una dote, un dono di madre natura. A Pescara un girone di ritorno al top, con Giammarinaro in regia. Gli allenatori li ricordo tutti e li ringrazio.

Quando ho iniziato a fare il giornalista, avevo alle spalle un bagaglio di conoscenze, ma la strada da percorrere mi accorsi era un'altra. Da manager servirono le esperienze vissute e spesso trovai risposta a quesiti che non venivano presi in considerazione. Non nacque per caso nel '90 l'annuario tecnico-statistico Tuttocalcio, un almanacco dove un allenatore attento poteva preparare la partita. Ero contro i profeti dello schema e santificavo il gol, perché l'unico modo per vincere era buttarla dentro. Veniva analizzato in ogni modo: dentro e fuori area, su punizione, angolo, rigore, di testa, di destro e di sinistro, in casa e fuori. Il tutto portava a scremare i calciatori, tra quelli che avevano il gol nelle corde e quelli che non l'avevano. Discriminante importante nella scelta. Limitava l'errore.

Se qualcuno pensasse che coloro che non facevano gol, pur bravi, non venivano presi in considerazione, sbaglierebbe. Solo dovevano de-ter-mi-na-re. Makélélé giocava nel Real Madrid. Non conosceva il gol, ma era un frangiflutti come nessuno. Da interditore faceva ripartire immediatamente l'azione. Giocava un'infinità di palloni, una forza. Non so spiegare perché lo cedettero, tanto più in una squadra sbilanciata. Al Chelsea lo vidi far marcare dall'uomo più forte del Liverpool, Gerrard. Un'intuizione di Benitez. Così Franco Baresi. Nessuno in chiusura lo valeva. Pretendere i gol che faceva Beckenbauer un non senso. Alla fine mi accorgo di aver risposto a quelli che vogliono la rosa della Juventus superiore a quella dell'Inter.   

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