Non parlare, ascolta!

05.01.2024 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
Non parlare, ascolta!

Ho sempre pensato che un presidente entri nel calcio per soddisfare le ambizioni. E' umano. Infatti certi personaggi, che non avevano mai avuto un titolo a caratteri cubitali o interviste in tv e radio, ignoti ai più, diventavano all'improvviso conosciuti da tutti. Per questo non gradivano chi dava ombra. Né il D.G. e il D.S. di turno o altri dirigenti. Alle corte, in una società devono parlare presidente, allenatore e calciatori. E' una delle leggi non scritte del calcio, più importanti, come al solito, di quelle scritte. Chi non capisce e non si adegua, troverà duro lavorare.

Non è sembrata strana la separazione tra l'Atalanta e Sartori? Sapevo delle difficoltà nei rapporti tra l'allenatore e il D.S., ma la difficile convivenza aveva portato addirittura alla Champions e perdere un collaboratore di valore non è facilmente sostituibile. Capisco anche che l'A.D. Luca Percassi, da ottimo dirigente qual è, non amasse avere al fianco uno che, pur non parlando, era ritenuto la guida delle operazioni. E' umano. E Sartori, dopo la lunga militanza al Chievo e all'Atalanta, va al Bologna e, d'improvviso, non sbaglia un colpo. Anzi, ne sbaglia uno. A Udine. Guarda caso dopo che la "rosea" aveva regalato un'intervista a Di Vaio, il D.S.. Niente di che, tutto nei limiti, ma il solo fatto di avere una pagina per un club inatteso al quarto posto in campionato, dava fastidio, oltre a caricare l'avversario. Perché si va a toccare lo spazio di Inter, Juve, Milan, Roma, Napoli, oltre alla Lazio del Presidente Lotito e al Torino del principale azionista di RCS, Cairo, che quotidianamente ha a disposizione due giornalisti: Cecere e Pagliara. Caso strano, il Bologna perde 3-0 a Udine.

La mia è una provocazione, forse una esasperazione, ma sono khomeinista, come qualcuno mi definiva. In compenso faccio il tifo per il Frosinone di Angelozzi, che non ho il piacere di conoscere e il Presidente Stirpe definisce "il mio architetto". E per Marchetti, da una vita al Cittadella di Gabrielli, altro che non conosco, ma porta la squadra di un paese di 19.000 anime quasi ogni anno ai play off per la Serie A. Mi incuriosisce anche Sean Sogliano, figlio di tanto padre. Altro che non parla. L'eccezione? Sabatini a Salerno, uno dalla lingua sciolta.  

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