Profondo rosso

18.07.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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Profondo rosso

Telefona un allenatore: "So che dispensi pillole di saggezza alla radio". Risposta: "Mi diverto, anche se tutti fanno il contrario". Questo non mi allontana dal parlare, nella speranza che qualcuno capisca. Se giovedì leggo: "Sistema in crisi. Profondo rosso. Calcio italiano stretto fra i debiti", domando perché. Ci sono nato. Ho fatto il calciatore, il giornalista, il manager, anche se, più spesso, il curatore fallimentare. Iniziai nel '74 alla Lucchese col ripianare un deficit di 430 milioni. Proseguii alla Pistoiese, dove trovai 104 calciatori di proprietà, settore giovanile escluso. La Sampdoria, salvata dal fallimento da Paolo Mantovani, era da costruire, così come la Fiorentina, dove il Conte Pontello disse: "Faccia cosa le pare, basta chiudere in attivo". Quindi rifondazione e 260 milioni in cassa.

Ebbene, ho conoscenza di come si amministra un club. Ci saranno più bravi, ma concedetemelo. Se quando, nel 2000, il Settore Tecnico di Coverciano fu commissariato e l'allora Vicepresidente della FIGC, Innocenzo Mazzini, chiese se ero disposto a dare una mano, la pensavo nello stesso modo. In due anni si poteva rimettere il treno sui binari. Il lavoro prevedeva la rivisitazione dei corsi, il mensile degli allenatori, oltre al contenimento dei costi, dal momento che la cura del Centro aveva cifre fuori dal mondo. Il programma era logico, ma, immediatamente, si stabilì di finire il commissariamento e nominare Presidente l'82enne Bearzot, che, da Milano, mai sarebbe venuto.

Le cose, oggi, sono peggiorate, ma i rimedi non sono cambiati. Quando si dice: "Debiti tanti, stadi nuovi pochi", ci si nasconde dietro un vecchio ritornello. La perdita aggregata scavalca il miliardo e 200 milioni, l'indebitamento complessivo arriva a 5,4 miliardi, fino a una cifra shock: un milione di perdita al giorno negli ultimi anni. Gravina parla di "numeri impietosi" e promette di "... portare nel Consiglio Federale del 28 luglio una nuova formula delle licenze nazionali, impostata su un piano triennale". Se i debiti aumentano, per la seconda volta non partecipiamo al Mondiale e i settori giovanili sono un pallido ricordo del passato, è un problema di uomini. So, per averlo vissuto, che il bilancio di un club dipende dal mercato, come i risultati delle nostre squadre da chi le guida, se dal 2010 hanno vinto una piccola coppa come la Conference League della Roma, e i vivai dagli istruttori. Quindi uomini da migliorare. Poi arriveremo agli stadi e al Mondiale futuro, sognato da Gravina, a posto. Senza migliorare gli uomini, e quindi i corsi, caro Gabriele, non si va da nessuna parte. Ricordalo il 28!    

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