Savoldi e Altafini

17.11.2023 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
© foto di Federico De Luca
Savoldi e Altafini

Sabato ho letto un'intervista a Beppe Savoldi, "Mister due miliardi", che nel '75 passò dal Bologna al Napoli. Il calciatore più pagato del tempo. In carriera 168 gol con Atalanta, Bologna e Napoli e capocannoniere a quota 17, nel '72/'73, con Rivera e Pulici. A precisa domanda: "Quanti gol farebbe adesso?", risposta: "Oggi i difensori non marcano. Con la zona è uno spasso". Qualche anno fa l'ottantenne Altafini disse: "Giocassi ora, con tutto lo spazio che lasciano, farei ancora gol". Sembra incredibile marcare a zona su palla inattiva. Aveva ragione Boskov. Quando si cominciò a parlarne, non fece a meno di rilasciare una delle sue frasi lapidarie: "Così gli allenatori non perderanno più tempo a studiare le marcature".

Mentre metto giù queste brevi, sembra ancora impossibile non si capisca. Alla fine sono riuscito a trovare spiegazione, perché parto da un presupposto non condiviso. Eppure ho fatto addirittura un annuario tecnico-statistico di 1.300 pagine, con amici, per spiegare che solo facendo gol si vincono le partite. Avevo scoperto nei miei dieci anni di Serie C che segnare era prerogativa di pochi e il sottoscritto, ogni volta che entrava in area di rigore, trovava seminato. Non bastasse, leggevo i tabellini del lunedì e notavo che a metterla dentro erano quasi sempre i soliti. Credevo fosse facile capire che il gol era merce rara. Ho detto e ripetuto che questi signori sono baciati da madre natura o, se preferite, unti dal Signore, ma non c'è stato niente da fare. Credevo se ne accorgessero a Coverciano e provvedessero. Al solito sbagliavo. Ma non è la scuola migliore del mondo?

Un caro amico ripete di non insistere, altrimenti imparano. Lo vorrei con tutte le forze, nell'interesse del calcio, ma il messaggio si ferma a Lady Radio o poco più in là. Per adesso accontentiamoci di vedere nella Juventus un uomo sempre davanti a chi calcia l'angolo. In attesa di trovarne uno anche sul palo. Purtroppo non si riescono a cambiare cose di semplicità disarmante. Come se i rigori li potessero tirare tutti e non quelli che hanno doti particolari. Comunque sarebbe ingeneroso pensare che in quel di Coverciano si stia fermi. Si lavora senza sosta per partorire una nuova terminologia, che va dalle catene di destra e sinistra agli esterni alti e bassi, agli intermedi, alle sottopunte, fino ad arrivare ai braccetti. Perché pretendere di più?

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