Van Basten e Sacchi

20.03.2020 09:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Chiara Biondini
Van Basten e Sacchi

Leggo il titolo dell'articolo di Sacchi su Liverpool - Atletico Madrid e rimango di sale: "Che noia il gioco dell'Atletico. Simeone può dare di più al calcio". Credevo spiegasse in che modo. Non con le solite frasi ad effetto, tipo: "Se non ci rinnoviamo rischiamo di precipitare nel passato". Suona strano non si accorga che le misure del terreno di gioco sono le stesse, idem quelle delle porte e il pallone è sempre rotondo, per cui il calcio non può che riproporsi. Gli innovatori si contano sulla punta delle dita: Michels e l'Olanda, Cruijff che fa di Menzo all'Ajax non solo il portiere, ma l'undicesimo calciatore, oltre a cambiare la posizione dei suoi all'interno della gara. Il gioco corto di Viciani e Heriberto Herrera, anche se improduttivo, la "disorganizzazione organizzata" di Fascetti, sottovalutata da troppi, il Barcellona di Guardiola e l'Atalanta di Gasperini, anche se subisce molti gol. Seppoi la vogliamo dire tutta, dal momento che in campo vanno i calciatori, l'Olanda aveva più fuoriclasse, il Barça Xavi, Iniesta e Messi e l'Atalanta Gomez e Ilicic. Senza tanta qualità ci sarebbero stati il calcio totale, il tiki-taka e l'Atalanta nei quarti di Champions? Così, quando Sacchi dice di aver inventato il pressing moderno, feroce, di squadra, si confonde col fuorigioco alto, oltre a dimenticare gli olandesi, la Dinamo Kiev di Lobanovsky e il Torino di Radice.

Ma la cosa che più diverte è la critica a Simeone, l'allenatore, credo, più pagato al mondo, con oltre 20 milioni netti. Stavolta meritati, se ogni anno fa cedere i migliori, l'ultimo Griezmann al Barça, prende la società in ginocchio, vince e la riporta alle spalle di blancos e blaugrana. Al contrario di Arrigo, attendevo Liverpool - Atletico per vedere se Simeone imbrigliava di nuovo lo schiacciasassi di Klopp, campione d'Europa e già vincitore della Premier. Puntualmente si ripeteva, riuscendo a fondere i due modi con cui si può affrontare e battere l'avversario più forte. Giocando sopra ritmo fino al 120', sempre coperto e sfruttando il contropiede. Ancora una volta ha giustificato e spiegato il perché del lauto contratto.

Se anche Guardiola dice: "Ha ragione sempre chi vince. Il calcio è una competizione. Chi vince ha fatto le cose in modo migliore", come puoi non credergli, Arrigo? Se Van Basten ha detto: "Di 10 allenatori che ho avuto, uno mi ha insegnato qualcosa, Cruijff, tre non hanno lasciato il segno e sei hanno rischiato di rovinarmi", non credo sia un complimento. In un'intervista al Corriere della Sera il Cigno di Utrecht ripete: "Sacchi non ha inventato nulla. Il modulo del Milan non era né rivoluzionario né offensivo. Schieravamo difensori eccezionali. A farci vincere così tanto è stata sempre la difesa". Lo conferma il curriculum di Sacchi: Parma '85/'86, Serie C, 1° difesa, 14 gol subiti; Serie B, 1° difesa, 26; Milan, Serie A, '87/'88, 1° difesa, 14; '88/'89, 2° difesa, 25; '89/'90, 2° difesa, 27; '90/'91, 1° difesa, 19. Strano, un offensivista con la prima o la seconda difesa e mai il primo attacco. Offensivista sarà Zeman. Ma non te la prendere, Arrigo, se anche Luca Curino, nella classifica dei migliori tecnici, su SportWeek, non ti mette tra i primi 20. Ti avrà apprezzato al Milan, ma poi...? Puoi dargli torto? 

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